Alfredo De Feo European pratictioner and researcher

Il Corriere Fiorentino del 9 Dicembre ha dato rilievo alla discussione in corso a Bruxelles e nelle cancellerie dei paesi europei sul futuro dei finanziamenti europei dopo il 2020, cioè alla scadenza dell’attuale programmazione finanziaria. Gli articoli di Fatucchi e Gori sono precisi e ben documentati, ma mi sia consentita qualche considerazione su questo tema.
Innanzitutto quando si parla decisioni di ‘Bruxelles’ non si tratta di un’entità astratta ma delle decisioni dei governi dei paesi membri, che in queste materie decidono tra l’altro all’unanimità. Quindi l’interlocutore principale delle regioni italiane e delle forze produttive deve essere il nostro governo, altrimenti si rischia di creare confusione di ruoli e di indebolire la posizione italiana.
Il bilancio europeo, giusto o sbagliato che sia, non può essere in deficit, dunque tutte le spese devono essere coperte dai contributi nazionali. I finanziamenti europei dovrebbero rispettare due principi la sussidiarietà, cioè intervenire in azioni che siano più efficaci a livello europeo che a livello nazionale, e complementarietà, cioè essere aggiuntivi e non sostitutivi dei finanziamenti nazionali, altrimenti il valore aggiunto europeo viene a mancare. Purtroppo la realtà non è così.
L’Europa attraversa una crisi profonda ed un distacco delle opinioni pubbliche, allo stesso tempo, molte sfide hanno una dimensione transnazionale e non possono essere affrontate, in modo efficace, individualmente dagli Stati nazionali: la gestione dei flussi migratori, la sicurezza delle frontiere comuni, la difesa, i cambiamenti climatici, la ricerca per lo sviluppo tecnologico, la sicurezza energetica e l’occupazione giovanile. Tematiche ad alto valore aggiunto europeo.
Le regole europee prevedono che i fondi attribuiti al bilancio europeo non possano superare l’1,24% del Reddito nazionale lordo europeo, limite quasi raggiunto. Quindi non si può aumentare le spese, senza ridurne altre, scelta difficile ma necessaria, compito della politica. Questa regola può essere modificate solo all’unanimità, cosa possibile solo se si pongono delle condizioni e degli obiettivi condivisibili da tutti i paesi. L’aumento dei fondi a disposizione dell’Europa potrà essere affrontato solo quando ci sia la convinzione che il bilancio attuale sia utilizzato al meglio en in conformità ai principi di sussidiarietà, complementarità e che creino un valore aggiunto europeo.
Il problema che si pone è quindi vedere se le politiche attuali, che in parte rispondono ad obiettivi fissati nel 1957, siano ancora attuali e se non sia il caso di aprire un dibattito ed una riflessione su cosa si vuole dall’Europa dopo il 2020. Per esempio la politica agricola continua ad assorbire oltre il 30% del bilancio europeo, circa 44 miliardi l’anno, il cui 80% è destinato al 20% delle grandi aziende agricole, i grandi latifondi, e solo il 20% dei fondi europei sono destinati all’80% delle piccole aziende agricole che hanno tra l’altro il merito di difendere l’ambiente e contribuire al riduzione del CO2. L’agricoltura è tra l’altro l’unica politica europea senza un co-finanziamento nazionale. Una riflessione su questo tema è di rigore.
I fondi strutturali e per la coesione territoriale rappresentano il secondo capitolo di spesa, intorno al 30% del bilancio europeo, contribuiscono al sostegno di molte realtà, soprattutto in termini di innovazione, ma si può garantire che nella miriade di progetti finanziati il valore aggiunto europeo sia sempre garantito. L’articolo del Corriere Fiorentino, mette già in evidenza alcuni casi di finanziamenti, quanto meno dubbi, limitando l’analisi alla sola Toscana. Cosa avviene nelle altre Regioni? e negli altri paesi? La situazione non è differente ed una parte dei fondi è attribuita senza un reale valore aggiunto europeo. Da sottolineare che queste decisioni di finanziamento sono fatte da ‘Bruxelles’ su richiesta delle Autorità Nazionali e Regionali. Questo per dire che anche in questo capitolo di spesa si possono ottenere dei risparmi e quindi ridurre e concentrare le spese europee su capitoli a maggior valore aggiunto europeo.
Per concludere il Corriere Fiorentino ha aperto un dibattito interessante, che mi auguro possa continuare e coinvolgere le forze economiche e politiche. L’Europa deve spendere meno sulle politiche a basso valore aggiunto e spendere di più su quelle in cui l’Europa sarà più efficace degli Stati individuali.

Alfredo DE FEO
Professore di Finanze Europee al Collegio Europeo di Parma
Fellow all’Università Europea di Firenze
Twitter @Alfredo231

Articolo del Corriere fiorentino
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/economia/17_dicembre_09/europa-taglia-toscana-fa-conti-rischio-fondi-giovani-imprese-f335c192-dcbc-11e7-960e-b98e9bb0dbad.shtml

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