Alfredo De Feo European pratictioner and researcher

Il bilancio europeo ha attratto l’attenzione dei media a seguito di dichiarazioni di importanti esponenti del governo italiano che, in diverse forme hanno indicato la volontà di mettere il veto sul bilancio europeo. Mi sembra utile chiarire cosa questo significa rispetto alle regole europee.
La definizione ‘bilancio europeo’ viene usata genericamente per indicare sia il bilancio annuale (l’atto giuridico che autorizza la spese) che il documento programmatico (bilancio pluriannuale) che indica le previsioni di spesa per periodi di 5-7 anni.
Il voto contrario di un solo paese sul bilancio annuale non ha molta efficacia in quanto il bilancio annuale è adottato in co-decisione dai membri del Consiglio e del Parlamento europeo. Il Consiglio decide alla maggioranza, quindi un solo paese non può esercitare un veto (può esprimere un voto contrario che non blocca la procedura). Diverso se il voto contrario venisse da più Stati formando una minoranza di blocco. La procedura in questo caso è complessa ma, a differenza degli Stati Uniti dove il Congresso può bloccare il bilancio del Governo federale (shut down) obbligandolo a negoziare, in Europa il bilancio per l’anno successivo viene comunque assicurato con versamenti mensili (dodicesimi provvisori). Il bilancio adottato con il regime dei dodicesimi provvisori provocherebbe sicuramente disagi per i beneficiari dei fondi europei, impedirebbe nuove spese ma non bloccherebbe i meccanismi europei. Quindi l’eventuale veto di più Stati sarebbe efficace se questi trovano un accordo sulle richieste da presentare agli altri Stati.
Diverso il discorso sul bilancio (quadro finanziario) pluriannuale. L’attuale scade nel 2020 e la Commissione ha già presentato le sue proposte per il periodo 2021-2027, tale decisione è presa dal Consiglio all’unanimità, quindi il veto di un solo Stato può avere un alto valore negoziale. Ma in questo caso il negoziato è molto più complesso, perché non si decide solo sul bilancio per i prossimi anni, ma anche su tutta la legislazione europea (circa 70 regolamenti, praticamente su tutte le politiche europee con un’incidenza finanziaria). La legislazione è adottata congiuntamente da Consiglio e Parlamento, e salvo eccezioni viene decisa alla maggioranza. Quindi prima di parlare di veto al bilancio, è importante che il governo stabilisca le priorità su ogni regolamento, cosa sicuramente già fatta, e cerchi di ottenere il massimo nel negoziato con gli altri Stati. Il negoziato sul quadro finanziario procede in parallelo e la minaccia di veto può avere un impatto aumenta la capacità negoziale. Questo complesso negoziato è dominato dal principio che ‘nulla è adottato se non c’è un accordo su tutto’. Minacciare il veto può essere efficace ed è pratica corrente, usata da tutti i Governi in passato, compreso il nostro.
Anche in questo caso il Trattato prevede un meccanismo per evitare il blocco totale delle attività: in assenza di quadro finanziario restano infatti in vigore i massimali dell’anno precedente. Quindi di fatto il veto sul bilancio, anche se portato alle estreme conseguenze blocca soprattutto gli aumenti di spesa previsti nel nuovo quadro finanziario. Per fare un esempio, se il nuovo quadro prevede spese europee supplementari per la difesa delle frontiere e la gestione dei flussi migratori, queste verrebbero bloccate da un veto al bilancio europeo pluriannuale.
Quindi per concludere, il veto, o meglio il voto contrario di uno Stato sul bilancio è un’arma negoziale, usata da tutti gli Stati quando necessario tanto più efficace se usata con un obiettivo preciso ed essendo pronti a fare compromessi.

Alfredo De Feo

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Comments

  1. Non, la menace du blocage du CFP n’est pas legitime : elle est irresponsable lorsqu’elle repose sur un fondement ideologique incompatible avec la qualite d’Etat membre.

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