Alfredo De Feo European pratictioner and researcher

Dopo più di 60 dall’inizio della costruzione europea, l’Europa è entrata prepotentemente alla ribalta della politica italiana. Probabilmente mai, come oggi, si era discusso in modo così intenso sulle politiche europee. Questo comporta dei rischi ma offre anche l’opportunità di una riflessione più approfondita.

L’Europa attraversa un periodo di crisi, una crisi profonda, che a differenza delle precedenti, non è una crisi tra diplomazie, ma coinvolge le opinioni pubbliche in molti paesi europei. Si è perso la fiducia che l’Europa possa essere la soluzione di molti problemi e viene anzi percepita come il problema stesso. La sfiducia non riguarda solo quella parte dell’opinione pubblica attratta da richiami nazionalisti, euroscettica ma anche una buona parte di europeisti convinti ma eurocritici. I leader Europei, le Istituzioni nazionali sono coscienti della crisi ma ad oggi manca una spinta forte per un cambiamento in Europa, che garantisca al tempo stesso il rinnovo e la continuità, innestando un processo di riforma delle politiche europee.

Il Quadro Finanziario pluriennale 2021-2027 è la prima e concreta opportunità per definire la direzione dell’Europa verso il prossimo decennio. Quando si parla di QFP si pensa alle risorse di cui l’Europa potrà disporre dopo il 2020, ma in realtà è molto di più si tratta definire l’insieme della legislazione europea con un impatto finanziario. Circa 70 regolamenti, che dovranno definire come ripartire le risorse finanziarie da destinare alle politiche nuove o vecchie. Si tratta del più importante negoziato, condotto dagli Stati e dalle le Istituzioni che segnerà la direzione dell’Europa nel prossimo decennio.

Le incertezze e le insicurezze delle opinioni pubbliche in Europa dovranno trovare una risposta nell’Europa proiettata verso il 2030. L’elezione del prossimo Parlamento Europeo, nel maggio 2019, è un’altra grande opportunità per costruire l’Europa del prossimo decennio. Il Parlamento europeo, specie dopo il 2009 (Trattato di Lisbona) ha un ruolo nell’architettura istituzionale europea tale da influenzare la direzione dell’Europa.

Prima di entrare nel vivo delle proposte che la Commissione ha presentato il 2 maggio scorso, vorrei fare qualche riflessione sul meccanismo del QFP, che benché sia entrato formalmente nella legislazione con il trattato di Lisbona nel 2009, esiste dal lontano 1988. L’idea di creare un quadro finanziario, venne introdotta da J. Delors a metà degli anni ’80, con due obbiettivi ben precisi:

  • aumentare sensibilmente gli stanziamenti versati dagli Stati all’Europa, per sviluppare nuove politiche (in particolare finanziare la politica strutturale a vantaggio delle regioni in ritardo di sviluppo) come contropartita dell’apertura del mercato unico (Atto unico Europeo), che favoriva i paesi con un’industria più sviluppata.

 

  • Garantire agli Stati un andamento ed ordinato delle spese per l’Europa

Con queste premesse, dal 1988 al 1999 i vari QFP hanno permesso un aumento sensibile delle risorse ed il finanziamento di nuove politiche. A partire dal 1999 si è avuto una stagnazione delle risorse, a partire dal 2007 e fino al 2020 il QFP ha permesso di finanziare nuove politiche, nuove priorità, con una riduzione delle risorse complessive; In termini concreti il bilancio europeo si è attestato intorno all’ 1% del PIL europeo.

Ogni rinnovo del Quadro Finanziario si trasforma in un mega-negoziato (Big Bargain) dove ogni Stato difende le proprie priorità; ma all’interno di ogni Stato, si aprono forti contraddizioni e spinte differenti (p.es le priorità del mondo agricolo e quello della ricerca o delle infrastrutture non solo non sono le stesse ma in qualche modo sono in competizione, in quanto il bilancio europeo, a differenza dei bilanci nazionali, non può chiudersi in deficit. Quindi o si riducono le fette della torta o si fa una torta più grande, cioè più risorse da versare al bilancio europeo.

Per non negarci nessuna complicazione, il QFP 2021 sarà il primo senza la GB, non è questa la sede per considerazioni di carattere politico-giuridico, ma mi limito a ricordare che dal punto di vista delle risorse, l’uscita della GB, contributore netto, provoca una perdita netta di circa 10 mrd. Che significa che, rebus sic stantibus, o si riduce lo stanziamento delle politiche esistenti di 10 mrd o, a politiche costanti, si aumenta lo stanziamento degli Stati della stessa cifra. Senza contare le ambizioni di nuove politiche.

Per situarci bene nella discussione sul QFP 2021 vale la pena spendere due parole sulle procedure. Se si parte dall’idea che per lanciare una politica europea, nuova o vecchia che sia, servono due elementi indissolubili tra di loro: risorse finanziarie ed un quadro normativo.

Le competenze e procedure sono diverse:

  • Il QFP deve essere approvato dal Consiglio Europeo all’unanimità previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Nel caso in cui l’accordo sul QFP, comportasse la modifica della Decisione sulle risorse proprie (p.es aumento della % di PIL da destinare al bilancio, o l’introduzione di una nuova forma di finanziamento, p. es tassa europea) questa decisione dovrà essere sottoposta alla ratifica dei Parlamenti Nazionali. Operazione forse politicamente non impossibile una volta che i Governi hanno approvato il pacchetto ma sicuramente lunga e non priva di insidie politiche;

 

  • I vari regolamenti legislativi, salvo qualche eccezione, sono adottati in codecisione dall’autorità legislativa, Consiglio (alla maggioranza) e Parlamento. Ciò significa che i governo perdono il diritto di veto che di fatto hanno nella definizione del QFP, e che qualche regolamento potrebbe non essere approvato per mancanza di accordo tra Consiglio e Parlamento. Facendo così mancare il presupposto per una politica europea (risorse finanziarie e regole)

Questo meccanismo garantisce da un lato le prerogative dei 27 Governi ma anche il controllo democratico delle politiche (checks and balances) e richiede una grande capacità di negoziato, quindi chiari obiettivi da perseguire, una chiara strategia di alleanze ed anche una grande capacità di compromesso. In questa fase pre-negoziale i vari attori si stanno preparando a quello che probabilmente è il più importante negoziato nella vita dell’Europa.

Un negoziato complesso ma l’insegnamento che si può tirare dai sei negoziati precedenti e che alla fine l’interesse di tutti è trovare un accordo. Ma ci sono anche dei rischi, che tra l’altro non sono stati evitati nei negoziati precedenti. Il rischio è che per soddisfare le richieste dei vari Governi, ed ottenere l’unanimità in Consiglio, l’accordo preveda dei trasferimenti dal Bilancio europeo ai bilanci nazionali per azioni che non hanno un valore aggiunto europeo e che non finanziano Beni Pubblici Europei. Questa forse è la sfida più difficile da vincere.

 

L’Europa ha un senso se si concentra sulle politiche che hanno un valore aggiunto europeo, per ogni Euro che l’Europa spende, si dovrebbe avere la prova che porti più efficacia dell’euro speso a livello nazionale e che possa anche portare un risparmio delle risorse nazionali.


Le proposte della Commissione in sintesi

Seguendo il link

Le proposte della Commissione in sintesi

 

 

 

 

 

Grafico 1 Raffronto tra le spese d’impegno per il periodo 2014-2020 e 2021-2027

Grafico 2: Raffronto tra la Struttura del QFP 2014-2020 e 2021-2027

Grafico 3: Raffronto tra la distribuzione dei fondi del QFP 2014-2020 e 2021-2027

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